Disturbi del comportamento alimentare: sempre più bassa l’età

Disturbi del comportamento alimentare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Secondo la definizione più unanimemente condivisa dalla Comunità scientifica i Disturbi del comportamento alimentare sono definiti come: ‘Persistenti disturbi del comportamento alimentare o di comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta’. (Da Faiburn 2003 – The Lancet )

Nella classificazione più diffusa i tre principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Desorder)”. Così vengono introdotti i disturbi alimentari nel sito di UslUmbria1, in particolare nelle pagine della clinica specializzata di Palazzo Francisci di Todi. Il testo prosegue informando che “nell’ultimo decennio, casi clinici di anoressia nervosa ed altri disturbi alimentari sono stati sempre più frequentemente segnalati anche in soggetti più giovani, cioè in individui in età prepuberale (dagli otto anni e prima del menarca e dei cambiamenti somatici indotti dalla pubertà)”.

Viene quindi segnalato l’abbassamento dell’età dell’insorgenza dei disordini alimentari che si è spostata intorno ai 14-15 anni, con casi di bambine con disturbo a 10-11 anni. Tra le diverse e interessanti informazioni fornite, si segnala anche l’aumento dei fattori di rischio per questi esordi precoci: “i modelli culturali della magrezza a cui sono sempre più esposti bambine/i attraverso i mass media e i messaggi che transitano negli ambienti di vita familiari, scolastici e sportivi; abitudini alimentari scorrette e sempre meno regolari in ambito familiare, l’aumento dell’incidenza dell’obesità infantile, quest’ultimo potentissimo fattore di rischio specifico per lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare”.

Viene quindi evidenziata l’importanza di “costruire percorsi assistenziali diversi, che tengano conto dell’età delle pazienti (8 -10 anni) e programmi di prevenzione basati sulla conoscenza, il riconoscimento, la diagnosi precoce onde tentare di prevenire un disturbo così insidioso che presenta, visto l’esordio precoce, alti rischi di compromissione organica e psicologica anche irreversibili […]”.

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