Vorrei mangiare ma non ce la faccio

Oppure vorrei smettere di strafogarmi, ma non ce la faccio. Vorrei ma non posso. Perchè?

Il 15 marzo è la giornata del fiocchetto lilla, dedicata alla lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare, per non dimenticarli, per non metterli da parte come problemini di secondo piano. Ce lo ricordano i numeri, che parlano di disturbi in crescita senza distinzione d’età, e ce lo ricordano le tante testimonianze di chi vive questa sofferenza: di non riuscire a vivere a causa di un difficile, a volte disperato, rapporto col cibo, ciò che dovrebbe tenerci in vita!

Spesso la solitudine è inevitabile perchè non si viene comprese

Le tante testimonianze, visive o audio, sono sempre di più perchè i disturbi alimentari stanno assumendo una dimensione quasi endemica e spesso, ancora, purtroppo, vengono sottovalutati o comunque non riconosciuti per tempo. E dietro di essi c’è un mondo da comprendere.

Oggi, ma non solo oggi, vogliamo condividere alcune parole (testimonianze appunto) di ragazze (perchè ad essere colpite sono soprattutto loro, ma non solo) che soffrono di disturbi alimentari e che cercando di uscirne. Le testimonianze sono tratte dal testo “Il coraggio di guardare, collana Mettere Le Ali, Prospettive e incontri per la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare.

DCA: ad essere colpite sono soprattutto donne

“Non ho quasi mai fame neppure se vedo cose che prima mi piacevano, perchè ho paura di mangiare. Quando vado ai supermercati mi viene l’ansia a vedere quelle montagne di cibo che sembrano volermi soffocare, allora mi chiedo: se la nostra vita dipende dal cibo, che senso ha vivere? Vorrei mangiare ma non ce la faccio. La mia vita è un inferno”.

(Clara, 18 anni)

Dietro ai problemi alimentari c’è un mondo emotivo

“Io non voglio il mondo o soldi, non voglio nemmeno che gli altri si ricordino di me o mi dimentichino, voglio il mio presente visto che il passato è come uno specchio in frantumi. Guardo le mie ferite e mi dico: oggi non doveva andare così: non dovevo vomitare, non dovevo picchiarmi, tagliarmi nemmeno e non dovevo trasformare la mia tristezza in rabbia”.

(Camilla, 15 anni)



I Disturbi Alimentari nascondono e provengono da una dimensione di complessa sensibilità umana, per questo crediamo fermamente nell’approccio di medicina integrata, lo stesso che proponiamo nel corso di alta formazione che inizierà il 23 marzo che vede come corpo docente lo stesso staff santitario che opera nella clinica specializzata di Palazzo Francisci di Todi, insieme al direttore scientifico Laura Dalla Ragione.

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